Cléo de Mérode: the Belle Époque ballerina who became a style icon

Cléo de Mérode: la ballerina della Belle Époque che fu un'icona di stile

Ciao, è da un po' che non pubblico nulla, se ben ricordate in passato ho voluto creare alcuni post su donne celebri del passato che hanno influenzato la moda, o ne sono state in qualche modo il simbolo. Vorrei fare una vera e propria collana, per il momento ho parlato della contessa di Castiglione e di Madame Lucile, per cui oggi riparto con un altro personaggio forse non noto a tutti, ossia Cléo de Mérode.  

Nella Parigi scintillante della Belle Époque, Cléo de Mérode fu una di quelle rare donne capaci di conquistare l'immaginario collettivo dell'epoca. Ballerina dell'Opéra di Parigi, musa di artisti celebri, icona di stile ante litteram. Il suo volto appariva ovunque: cartoline, riviste illustrate, fotografie da collezione, persino bambole ispirate alla sua immagine.

Nata a Parigi il 27 settembre del 1875 come Cléopâtre-Diane de Mérode e figlia della baronessa austriaca Vincentia de Mérode, iniziò a studiare danza fin da bambina ed entrò giovanissima (a soli 7 anni) alla scuola dell' Opéra di Parigi. La sua delicata bellezza colpì subito il pubblico, ma fu a sedici anni che adottò l'acconciatura che la rese inconfondibile: capelli sulle orecchie, chignon basso, spesso ornato da fasce metalliche. Le donne di tutta Parigi cominciarono presto a imitarla, e i giornali battezzarono presto lo stile "coiffure à la Cléo". 

Curiosamente, quella stessa acconciatura alimentò anche una delle ossessioni più bizzarre dell'epoca: le orecchie di Cléo, sempre nascoste sotto i capelli, divennero oggetto di infinite speculazioni sui giornali. Le aveva? Erano deformate? Lo storico Michael Garval descrive una vera e propria "orgia di disinformazione" attorno a questo dettaglio apparentemente insignificante.

Sempre secondo Garval, al culmine della sua fama Cléo de Mérode era probabilmente la donna più fotografata del mondo. Fu lei stessa a raccontarlo nelle sue memorie: le fotografie scattate negli studi dei migliori fotografi parigini - Benque, Auguet, Reutlinger, Manuel fra i tanti - vennero copiate e riprodotte su un numero infinito di cartoline che circolarono in tutto il mondo. "Nelle vetrine dei negozi, la mia foto compariva tra quelle di Edoardo VII e Guglielmo II", scrisse. Quando si esibiva all'estero, i rack delle edicole e delle librerie delle stazioni erano pieni di cartoline con il suo volto. Un fenomeno che lei stessa definì un'ossessione.   (Fonte: Michael Garval, "Cléo de Mérode's Postcard Stardom", Nineteenth-Century Art Worldwide, vol. 7, n. 1, Spring 2008)

Garval definisce Cléo de Mérode un vero e proprio "anello mancante" tra le celebrità del fin-de-siècle e le prime star del cinema: in un momento storico in cui il film era già stato inventato ma le star cinematografiche non esistevano ancora, fu lei a inaugurare un nuovo modello di fama globale per la sua bellezza. Non a caso alcuni studiosi la considerano per questo la prima icona moderna in senso pieno. Un titolo che, guardando le sue fotografie, è difficile mettere in discussione.

Come accade spesso per le figure femminili della Belle Époque, anche la sua fama fu accompagnata da scandali e pettegolezzi. Negli anni Novanta dell'Ottocento iniziarono a circolare voci su una presunta relazione con il re Leopoldo II del Belgio: lei ventenne, lui sessantenne e padre di quattro figli. La stampa satirica la soprannominò "Cléopold". Nonostante Cléo abbia sempre negato il legame, il gossip persistette per oltre un decennio, fino a quando nel 1911 il New York Times dichiarò che non esisteva alcuna prova a sostegno della voce. Lo scrittore Xavier Paoli andò ancora oltre, affermando nel suo libro che i due non si erano mai nemmeno incontrati e che il re stesso si era scusato con Cléo per il disagio causato dalle voci. La vera amante di Leopoldo era in realtà Caroline Lacroix, che all'epoca aveva solo sedici anni, il che rende ancora più paradossale il fatto che il gossip si fosse concentrato su Cléo.

Un secondo scandalo riguardò la scultura La Danseuse dello scultore Alexandre Falguière, esposta al Salon des Artistes Français nel 1896: un nudo in marmo a grandezza naturale che si diceva fosse stato realizzato da un calco del corpo di Cléo. Lei negò, ammettendo solo che il volto fosse il suo, ma non mancò di sfruttare la notorietà usando una copia della statua nelle sue esibizioni. La scultura è oggi conservata al Musée d'Orsay di Parigi.

© GrandPalaisRmn (musée d'Orsay) / Sylvie Chan-Liat

Non è l'unico oggetto legato a lei conservato nei musei parigini: al Musée Galliera, Paris si trova un elegante corpetto da sera attribuitole, datato circa 1898-1900, che racchiude perfettamente l'estetica della moda parigina di fine secolo. 

Foto proveniente da post Reddit di Queenofmyscreen.

 

Negli ultimi anni della sua vita Cléo si ritirò progressivamente dalla scena pubblica, ma continuò a custodire gelosamente il mito della propria immagine. Nel 1955 pubblicò le sue memorie, Le Ballet de ma Vie, che potete trovare in francese su amazon e altri rivenditori online.

Ed eccoci qui, per oggi è tutto... 

E voi? Conoscevate già Cléo de Mérode? Vi ho incuriosito un po' sulla sua vita? Fatemelo sapere nei commenti! 

Bibliografia:


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